PLUSDOTAZIONE: gioie e dolori ... e strategie!
Chi sono i "Plusdotati"? Dal punto di vista esclusivamente statistico tutti coloro che presentano un Quoziente Intellettivo superiore a 130, ma questa definizione decisamente non è esaustiva. Con questo termine si intendono gli individui che mostrano o hanno il potenziale per mostrare delle capacità strabilianti in particolari ambiti e in un contesto specifico [8]. In inglese sono definiti "gifted", dalla parola "gift", che significa "dono".
Potrebbero possedere capacità cognitive fuori dal comune, come una buonissima proprietà di linguaggio, un'abilità di ragionamento avanzato, un'ampia curiosità. Potrebbero mostrare anche attitudine da leader, pensiero creativo in ambiti molto specifici e inaspettati, una memoria eccellente. Spesso li caratterizza un gran bisogno di apprendere cose nuove e approfondire le proprie conoscenze [8]. Inoltre, spesso mostrano un'empatia e una capacità di impegno (specialmente in una sfida) molto elevati [10, 4].
Fino a qui sembrerebbe tutto perfetto. Chi non vorrebbe essere super intelligente e possedere tutte queste qualità ipersviluppate? Purtroppo come disse qualcuno "dietro grandi poteri si celano grandi responsabilità" e anche in questo caso possiamo dire sia così. Nel senso che non è tutto oro quello che luccica, anzi, moltissimi ragazzini, ma anche adulti, che presentano questa condizione, non vivono serenamente la loro vita. Nonostante a primo impatto può sembrare strano, anche questi ragazzi possono mostrare difficoltà in vari ambiti, tra cui principalmente quello scolastico ed emotivo.
A questo proposito ci teniamo a sfatare alcuni falsi miti che si riferiscono a loro. Spesso si pensa che i bambini plusdotati non abbiano alcun bisogno di sostegno per svilupparsi al meglio [11], in quanto autonomi per via della loro buona intelligenza, e che indubbiamente siano brillanti nelle diverse materie scolastiche. Queste sono proprio false credenze, in quanto ci si potrebbe trovare in una situazione di doppia eccezionalità, ovvero delle eccellenti potenzialità cognitive, associate ad altre deficitarie [9], che possono nascondere anche un disturbo come un DSA o un ADHD.
I ragazzi plusdotati sono anche stati inseriti dal MIUR all'interno della categoria dei BES, alunni con bisogni educativi speciali, in quanto queste loro peculiarità potrebbero ostacolare il normale percorso scolastico e per questo gli studenti potrebbero avere bisogni molto diversi rispetto ai compagni per sviluppare le loro potenzialità.
Inoltre vorremmo precisare che la plusdotazione non deriva esclusivamente da delle predisposizioni innate, ma si verifica in seguito all'interazione tra elementi neurologici e influenze del contesto e dell'ambiente in cui il soggetto è inserito [6].
Questi individui presentano un modo di ragionare, di interagire e di gestire le proprie emozioni particolare e spesso diverso dagli altri, che potrebbe generare in loro della sofferenza. Ad esempio potrebbero essere molto esigenti verso sé stessi oppure percepire la pressione da parte di alcuni adulti, quindi sviluppare un perfezionismo eccessivo che può determinare conseguenze negative come stress, ansia o vissuti emotivi negativi. Infatti, si tratta di ragazzini solitamente molto autocritici, grandi osservatori del mondo intorno a loro, tendono a mettere un po' tutto sotto una lente di ingrandimento, compresi loro stessi e le loro performance. Questa strategia che utilizzano per tenere tutto sotto controllo può essere sì utile per ottenere dei successi, ma talvolta anche generare molta delusione in caso di fallimento.
Queste loro strabilianti potenzialità potrebbero portarli a isolarsi e a non essere in grado di interagire efficacemente coi loro coetanei, poiché sentono di essere diversi, di non venire apprezzati e capiti nel profondo, non condividendo gli stessi interessi dei propri compagni. Questo aspetto potrebbe rendere loro difficoltoso l'adattamento al contesto di vita, scolastico e non. Per esempio alcuni tendono a celare, per cui a non sfruttare a pieno e a non sviluppare adeguatamente, la loro abilità, per essere più accettati nel gruppo. Per esempio, se si rendono conto di essere già avanti nel programma scolastico, fanno finta di nulla e si adeguano, non mostrando la loro capacità. Questo potrebbe generare delle conseguenze negative, come demotivazione e disinvestimento scolastico, poiché non trovano un modo adeguato per esprimere le loro peculiarità nel loro contesto. Inoltre, la loro forte intelligenza potrebbe portarli a percepire le attività scolastiche come banali, noiose e scontate, quindi a perdersi o distrarsi, aumentando la probabilità di demotivarsi.
Tutti questi aspetti, insieme ad una gestione delle emozioni ancora immatura, potrebbero rendere il bambino o il ragazzo particolarmente intollerante alla frustrazione, che li porta a reagire in alcuni casi in maniera impulsiva e aggressiva, generando talvolta conflitti e incomprensioni con le insegnanti.
A livello emotivo possiedono tendenzialmente un'elevata empatia e una intensa sensibilità emotiva. Le emozioni e le sensazioni sono spesso percepite da loro come amplificate. Questo accade probabilmente perché colgono più sfumature nel diversi elementi del mondo, e questo succede anche per le emozioni, che forniscono loro una vita emotiva più complessa [1, 2, 7].
Un importante aspetto da tenere in considerazione è che spesso nei casi di plusdotazione si parla di dissincronia dello sviluppo, ovvero alcuni di questi ragazzi pur dimostrando eccellenti abilità cognitive, presentano un'emotività non altrettanto sviluppata. La sfera emotiva quindi potrebbe essere più immatura, più in linea con la media dei loro coetanei. Per questo questi bambini potrebbero avere difficoltà a gestire il loro dono, perché ancora non hanno sviluppato completamente la capacità di controllare e gestire le proprie emozioni [5].
Tutti gli aspetti citati finora possono fungere da fattori di rischio e portare questi ragazzini a sviluppare problematiche emotivo-comportamentali [3]. Per esempio a partire dal conflitto con le insegnanti, questi soggetti potrebbero essere percepiti come eccessivamente oppositivi. Vengono infatti spesso segnalati dalla scuola come potenziali disturbi dell'attenzione/iperattività o disturbi oppositivi provocatori.
Inoltre, di solito tendono a non accettare le regole e le prassi imposte dagli adulti e dal contesto, soprattutto in assenza di una spiegazione logica oppure se sono in contrasto con il loro sistema etico-morale. Non è ammissibile per loro accettare una regola solo perché decisa da un adulto, loro sono all'altezza di comprendere molto bene il contesto, per questo è necessaria una spiegazione e una motivazione.
Come possiamo comportarci in questi casi?
La prima cosa importante è saper riconoscere le peculiarità di questi ragazzi e non cadere nei falsi miti che abbiamo citato prima, in quanto si tratta anche in questi casi di BES, per cui hanno diritto a una personalizzazione dell'insegnamento e una valorizzazione dei loro stili di apprendimento.
Sul piano emotivo, è importante che non venga sminuito ciò che provano, né che si cerchi di porsi in una posizione di adulto che presume di comprendere meglio la condizione del bambino. Può essere invece utile attivare un ascolto empatico, sintonizzandosi con ciò che il bambino ha vissuto e sta vivendo, non esprimendo giudizi di alcun genere.
Inoltre, si potrebbe lavorare sul potenziamento dell'intelligenza emotiva, migliorando la conoscenza e l'interpretazione delle proprie emozioni e di quelle degli altri. Una buona consapevolezza delle proprie emozioni permette di sfruttare al meglio anche le proprie capacità cognitive, in quanto saremmo in grado di gestire meglio l'emotività e di incanalare efficacemente l'energia sulla prestazione.
Per permettere loro di esprimere più facilmente le loro emozioni si potrebbe utilizzare una modalità alternativa, sfruttando una capacità che molti di loro già possiedono, la creatività. L'arte o la scrittura creativa, infatti, potrebbero essere dei modi per dare loro la possibilità di sfogare i loro sentimenti efficacemente, sfruttando un ambito a loro familiare o in cui riescono bene.
Dal punto di vista didattico, invece, è importante non solo che si conoscano bene tutti gli aspetti legati a questa condizione di plusdotazione, ma che si sia in grado di riconoscerli, per mettere in atto un programma di apprendimento personalizzato e in linea con le loro capacità. Ad esempio, potrebbe essere utile proporre loro degli argomenti da approfondire, per permettergli di sfruttare al massimo le loro potenzialità. Sono spesso ragazzi che vanno stimolati di più e in modo più adeguato, altrimenti rischiano di annoiarsi e demotivarsi, frustrandosi per l'inadeguatezza delle lezioni. Le attività proposte dovrebbero essere più sfidanti, adatte al loro livello cognitivo e diversificate, per dare loro la possibilità eventualmente anche di superare i loro limiti, sebbene molto elevati, e di raggiungere una condizione di maggiore appagamento intellettuale nel contesto scolastico.
di Veronica Sforzin e Walter Zarà
Bibliografia:
[1]Dabrowski, K. (1967). Personality shaping through positive disintegration. Boston, MA: Little, Brown.
[2]Dabrowski, K., & Piechowski, M. M. (1977). Theory of levels of emotional development (Vols. 1 & 2). Oceanside, NY: Dabor Science.
[3]Carrie L.B. (2011), An examination of the relationships between Ego Development, Dabrowski’s Theory of positive disintegration, and the behavioral characteristics of gifted adolescents, Gifted Child Quarterly.
[4]Clark B. (2001). Some Principles of Brain Research for Challenging Gifted Learners. Gifted Education International, 16, 4-10.
[5]Terrassier, J.C. (1985). Dyssynchrony-Uneven Development. In J. Freeman (Ed.). The psychology of gifted children. New York: Wiley.
[6]Gagné F. (2007). “Ten Commandments for Academic Talent Development”. Gifted Child Quarterly, 51, N.2, 93-118.
[7]Mendaglio, S. (2007). Affective-cognitive therapy for counseling gifted individuals. In S. Mendaglio & J. S. Peterson (Eds.), Models of counseling gifted children, adolescents and young adults (pp. 35–68). Waco, TX: Prufrock Press
[8]Pfeiffer, S.I. (2013). Serving the gifted. Evidence-Based and Psychoeducational Practice. New York, NY: Routledge.
[9]Renati R., Cerutti L. (2012). Riconoscere l’alto potenziale: uno studio esplorativo sulle credenze dei docenti di scuola primaria. Psicologia dell’Educazione, 6, N. 3, 327-341.
[10]Song K., Porath M. (2005), Common and domain-specific cognitive characteristics of gifted students: an integrated model of human abilities, High Ability Studies, 16, 229-246.
[11]Zanetti M.A., Renati R. (2012). Perché un focus sulla plusdotazione?. Psicologia dell’Educazione, 2, 155-161.











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