"Benedici tutto ciò che desideri"

Gestire invidia e risentimento verso chi ha avuto successo

Vi è mai capitato di storcere il naso davanti ad un vostro compagno che aveva appena ottenuto un buon voto? Oppure dopo aver saputo della promozione di un vostro collega? O anche solo dopo aver guardato alla tv tutti quei personaggi famosi e di successo. Forse vi siete sentiti infastiditi da quelle persone, che avevano ottenuto così tanto, magari senza meritarselo.



Questo genere di pensieri nascono spesso dentro di noi quando siamo invidiosi per i successi altrui. La tendenza immediata è quella di provare fastidio, rabbia, talvolta odio per le persone che in fondo invidiamo. “Sicuramente quello ha ereditato tutto senza far nulla”, “Di certo non è merito suo se si trova a quel livello”, “Quello non ha un vero talento ma solo i soldi per comprarsi i successi”. Questi sono pensieri che facilmente possono nascere in noi quando siamo in questa condizione.

Spesso non ce ne si rende conto ma si finisce per odiare persone che neanche si conoscono, di cui non si sa nulla, tranne che hanno avuto successo, chissà come. Pensieri e sentimenti del genere sono totalmente disfunzionali per la nostra vita, soprattutto perchè spesso si odiano delle persone che hanno ottenuto successi che anche noi desidereremmo, anche se non riusciamo ad ammetterlo.


Vi starete chiedendo perchè è disfunzionale. Semplicemente perchè la vostra mente è un po’ come una spugna, capta ogni vostro segnale verbale e non e ne fa tesoro. Se dite a voi stessi che non vi piace la frutta difficilmente vi porterà ad assaggiare una mela, se dite a voi stessi che amate la danza, porterà la vostra attenzione su ogni immagine, articolo, frase riferita ad essa. Se vi riempite di odio verso una persona che ha ottenuto dei successi è come se steste dicendo “Che schifo avere successo”, “Mi infastidisce quindi non voglio essere come lui”. State implicitamente catalogando certi successi come negativi o fortuiti e di conseguenza fuori dalla vostra sfera di influenza. Per cui la vostra mente tenderà a non includerli nella vostra vita e nei vostri obiettivi.


Questo meccanismo è uno dei modi che abbiamo per comunicare con il nostro cervello, attraverso le parole e le emozioni che proviamo. Se ci pensate ha le sue origini nel rapporto tra mamma e bambino. Un bambino molto piccolo, che ha appena iniziato a camminare, non conosce realmente tutti i pericoli del mondo, quindi si serve della sua mamma per conoscerlo. Le parole della mamma, l’intonazione della voce e l’espressione sul volto comunicheranno un’emozione al bimbo. Se la mamma urla spaventata il bambino percepirà lo spavento e smetterà di fare quello che sta facendo e catalogherà ingenuamente quell’azione come indesiderata e pericolosa . Allo stesso modo, quando cresciamo, è attraverso il dialogo con noi stessi e le emozioni che suscita che indirizziamo la nostra mente e di conseguenza il nostro comportamento.


E’ umano provare invidia, l’importante è rendersene conto. Se capite che quel successo è quello che vorreste, allora provate a distogliere la vostra mente dall’odio e dal fastidio verso la persona che l’ha ottenuto. Provate a chiedervi come potreste arrivarci, quali sono i passi che dovete fare, cosa potete migliorare. Smettendo di focalizzarvi sull’invidia automaticamente la vostra mente genererà pensieri diversi.


Come recita anche la filosofia hawaiana Huna
“L’energia scorre laddove l’attenzione viene diretta”.
Come già abbiamo detto, il focus della vostra mente indirizza la vostra vita e il raggiungimento o meno di determinati obiettivi, per cui
“Benedici tutto ciò che desideri”
altrimenti difficilmente arriverà a te.



Anche la psicologia viene in nostro aiuto attraverso il concetto di “profezia autoavverante”, studiato da Merton fin dagli anni ‘70. Secondo questa profezia le parole e i pensieri generano convinzioni, che prima o poi si avverano nella realtà.


Riassumendo e semplificando, possiamo dire che le parole sono importanti, anzi fondamentali, sono direzioni che indichiamo al nostro cervello, per cui, quando parlate agli altri o a voi stessi, prendetevi un momento per pensare dove state “mandando a lavorare” il vostro cervello.

di Veronica Sforzin e Walter Zarà

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