Il tempo NON ESISTE! Tra soggettività, frenesia e ansia.

Nel corso della sua storia l'uomo ha sempre cercato di trovare una concezione oggettiva dello scorrere del tempo. Che fosse lineare o circolare è sempre stato associato alla caducità dell'essere umano, quindi considerandolo in qualche modo limitato.
Ma il tempo che passa è sempre lo stesso? Se ci pensiamo ogni minuto è composto da 60 secondi, ogni ora da 60 minuti e così via, sempre uguale ogni giorno. Tuttavia siamo sicuri che vi sia capitato almeno una volta di assistere ad una lezione di geografia a scuola e di guardare continuamente l'orologio, disperandovi perché la lancetta dei minuti sembrava sempre immobile nello stesso punto. Vi pareva infatti di buttare l'occhio all'orologio ad intervalli abbastanza lunghi e ciò che vi aspettavate era di vedere un bel balzo della lancetta in avanti, ma questo non accadeva poiché la vostra percezione del tempo era dilatata dalla noiosità della lezione a cui stavate assistendo. Oppure pensate ad un momento in cui dovevate rimanere nella posizione di "plank" per un minuto, probabilmente quel minuto vi sarà sembrato eterno; anche in questo caso il tempo vi è risultato dilatato, questa volta per via dello sforzo.
Allo stesso modo vi sarà capitato di trovarvi alcune sere in buona compagnia; in quelle occasioni 5 minuti vi sembravano 5 secondi e 5 ore come 5 minuti, così vi trovavate in un batter d'occhio di nuovo a casa vostra sotto le coperte a chiedervi come fosse possibile che fosse passato tutto in un lampo.Anche solo a partire da queste semplici esperienze quotidiane possiamo dedurre che in realtà, benché ci si ostini a considerare il passare del tempo come oggettivo, questo è più soggettivo di quanto pensiamo ed esistono evidenze scientifiche che lo hanno dimostrato e che hanno tentato di comprenderne i motivi.
Uno dei fattori che influenza la percezione del tempo è l'età. Pare che le persone con più di 60 anni spesso percepiscano il tempo scorrere più velocemente, infatti riferiscono che il Natale ogni anno arriva sempre prima, mentre al contrario percepiscono le singole giornate come sempre più lunghe. Queste anomalie possono derivare dalla modifica di alcuni processi cognitivi nel corso della vita. Ad esempio, pensiamo al grado di attenzione dedicata ad un compito e a quanto possiamo dividerla tra più compiti in contemporanea.
Man mano che si invecchia ci ci riesce a concentrare sempre meno su un'attività e si è costretti a interromperla prima, allo stesso modo si è sempre meno padroni del "multi-tasking", ovvero non si è più in grado di dedicarsi a più cose nello stesso momento, a differenza di quando si era più giovani. Come abbiamo già detto questo accade poiché alcune delle nostre abilità cognitive in parte decadono nel tempo, facendoci diventare meno efficienti e determinando talvolta una diversa percezione del tempo. In sostanza il nostro cervello funziona diversamente e il nostro impegno e il nostro rapporto coi vari compiti quotidiani cambia.
Un'altra ipotesi proposta è quella che viene chiamata "Teoria proporzionale" [1], secondo cui con l'avanzare dell'età, la percezione del tempo presente diventa più breve rispetto alla durata della vita. Spieghiamoci meglio: pensiamo a come percepisce il trascorrere di 1 anno una persona di 75 anni e come lo intende un bambino di 10 anni. Per la prima un anno sarà percepito come molto breve, perché rappresenta un tempo irrisorio rispetto ai 75 totali che ha vissuti, per il secondo, invece, probabilmente rappresenterà un tempo lungo e importante, poiché possiede solo 10 anni di vita alle spalle.
Inoltre, sempre parlando di età diverse, pare che le esperienze che in genere si ricordano con maggiore precisione sono quelle che si verificano tra i 15 e i 25 anni, gli anni della formazione, a cui è associato un aumento della memoria di auto-definizione. Mano a mano che si cresce e ci si allontana da quel periodo, il tempo sembra scorrere più velocemente.
Un altro elemento che favorisce la modifica della percezione soggettiva del tempo sono alcune sostanze chimiche e neurotrasmettitori. Ad esempio è stato notato che una maggiore quantità di dopamina in corpo tende a produrre la sensazione che il tempo trascorra più velocemente. Anche sostanze come la cocaina, che potenziano la produzione di dopamina, hanno lo stesse effetto. I neurolettici, invece, usati per trattare pazienti schizofrenici, inducono una percezione del tempo come più lento e allungato.
Un aspetto da non tralasciare in questo discorso è l'influenza delle diverse emozioni sulla nostra percezione del tempo. Se ci pensiamo bene infatti, il tempo sembra non passare mai quando siamo tristi o annoiati e pare velocissimo quando ci troviamo in condizioni di felicità, divertimento e anche di alta concentrazione.
Alcuni studi indicano che percepire paura e pericolo, in quanto stati d'animo negativi, rallentano il nostro "orologio interno" e ci portano a percepire il tempo come lunghissimo e gli attimi come eterni. Inoltre, sempre parlando di emozioni, alcuna ricerche suggeriscono che i processi di codifica della memoria legata alle emozioni possono indurre a sottostimare il tempo futuro ma a sovrastimare il tempo delle esperienze passate, come se l'emozione aumentasse il richiamo degli eventi in corso, ma causasse una sovrastima della durata degli eventi passati [2].
E' un po' ciò che accade quando siamo in vacanza e i giorni ci sembrano velocissimi, ma appena torniamo a casa e riportiamo alla memoria le esperienze vissute in villeggiatura, ci sembra siano state molte e trascorse in un tempo molto più dilatato.
La psicologia del tempo afferma che "la percezione che abbiamo del tempo influenza il nostro comportamento". I due autori che hanno fatto della percezione soggettiva del tempo un campo di studi sono Zimbardo e Boyd [3], i quali sostengono che ogni persona vive il tempo in modo diverso. Prima di tutto ognuno di noi vive il tempo in maniera oggettiva. Ad esempio consultando un orologio, si rende conto di ogni attimo che passa, scandito dal ticchettio delle lancette. In secondo luogo esiste un tempo psicologico che descrive se ognuno di noi è orientato verso il passato, il presente, o il futuro e quanto li percepisce positivamente o negativamente. A partire da ciò gli autori descrivono 6 prospettive temporali, che definiscono come consideriamo il tempo e come questo atteggiamento influenza il modo in cui viviamo. Possiamo essere orientati al passato, in modo positivo o negativo, ovvero percepire positivamente o negativamente gli eventi del nostro passato. Potremmo essere orientati al presente, in modo edonista, ovvero traendo tutto il piacere possibile dal qui ed ora, o fatalista, ovvero mettendo in atto una modalità di pensiero ansiosa e triste. Un terzo orientamento è quello al futuro, che implica una pianificazione anticipata. Infine, l'orientamento trascendentale si riferisce alla credenza che la vita continui dopo la morte.
Abbracciare un differente orientamento influenza il nostro comportamento, la nostra possibilità di realizzazione, le nostre emozioni. Secondo gli autori l'ideale a cui aspirare è una combinazione di diverse prospettive. Essere positivo verso il passato favorisce la creazione delle nostre radici e la comprensione di noi stessi. Ciò che è da evitare per la nostra salute è di certo il negativismo passato e il fatalismo presente poiché possono generare bassa autostima, ansia, depressione e rabbia. Al contrario può essere utile avere una moderata prospettiva presente edonistica, per concedersi la possibilità di divertirsi senza diventare dipendente dai piaceri. Infine, essere ottimisti verso il futuro permette di cogliere le opportunità della vita uscendo dalla propria zona di comfort e crescendo giorno dopo giorno.
In alcuni casi, non si tratta solo di avere diversi modi di percepire il tempo o abbracciare una diversa prospettiva temporale, si verifica una vera e propria ansia per il tempo che passa. A questo proposito si parla di "cronofobia", ovvero paura del tempo, patologia che un tempo si presentava principalmente nei carcerati, negli anziani e nei pazienti terminali, mentre oggi, moltissime persone in più presentano dei tratti riferibili ad essa. Oggi viviamo in una società che rincorre il tempo, in cui ognuno di noi ha una valanga di impegni e responsabilità di diverso genere.
Questo può generare stress e alienazione e anche questo può portare alla cronofobia. In questi casi il tempo diventa un nemico che ci insegue e che non basta mai e se capita di percepire di averlo sprecato rimaniamo altamente insoddisfatti e ci sentiamo in colpa, entrando così in una condizione di ansia e di ruminazione mentale, che ci porta a pensare a quanto invece ne avremmo risparmiato agendo in un altro modo. Il tempo è vissuto come eccessivamente veloce, si percepiscono le giornate passare in un lampo e spesso non si sa con certezza in che direzione stiamo dirigendo la nostra vita, poiché siamo troppo impegnati a sbrigare gli impegni giornalieri.
Giornate piene di impegni non bastano per calmare l'animo, poiché questo stato è probabilmente generato da qualcosa di più profondo, come la consapevolezza della caducità della propria vita, la paura di perdere occasioni o non fare abbastanza per arrivare a determinati obiettivi.
Spesso chi vive questa condizione tenta di riempirsi le giornate con più cose possibili da sbrigare, per cercare di sfruttare al meglio il tempo e tentando di combattere l'ansia costante da lui generata. Il problema è che spesso non riescono a fare nulla veramente bene o con soddisfazione, poiché lo stato ansioso che li pervade è troppo destabilizzante. Inoltre, è difficile che queste persone riescano a liberarsi di qualche faccenda delegandola a qualche collaboratore o chiedendo aiuto perché tendono a voler tener tutto sotto il loro controllo in ogni momento.
Spesso è difficile accorgersi di essere vittima di questo genere di ansia, poiché si insinua nella nostra vita lentamente e silenziosamente, fino a fare parte di noi e della nostra routine. Si tratta di un modo costante di affrontare le giornate, che può arrivare a condizionare tutta la nostra vita, non solo in campo lavorativo ma anche in campo affettivo, a consumare le nostre energie psicofisiche e a generare rabbia, irritabilità, nervosismo, senso di inadeguatezza, pessimismo e ansia del tempo libero. Dal punto di vista fisico può portare a difficoltà digestive, disturbi del sonno, mal di testa, tensioni muscolari e cali di energie improvvisi.
Per iniziare a liberarsi da questo tipo di ansia potremmo:
- Diventare consapevoli del problema, rendendoci conto della nostra gestione del tempo, di come ci sentiamo in riferimento ad essa. Osservando i nostri comportamenti e concentrandoci sui nostri pensieri possiamo capire molto su di noi e sui sentimenti che si celano al nostro interno.
- Reimpostare le priorità e cominciare a gestirle in maniera più efficace, dando il giusto tempo ad ogni impegno e imparando a rinunciare ad alcune cose e a delegarne altre.
- Concedersi un po' di tempo per sé stessi. Può essere ristoratore e ci può permettere di riconnetterci con noi stessi e con le nostre esigenze, staccando per un momento la spina dalla frenesia della quotidianità.
- Infine, non ci si deve vergognare di chiedere aiuto. Una mano da qualcuno di esterno, da un semplice amico o da un professionista può aiutarci a considerare un diverso punto di vista e a riallinearci con la nostra salute e le nostre priorità.













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