L'Attenzione nell'era dei social e dell'on demand


Avete mai sentito parlare di "Economia dell'Attenzione"? Questo termine fu coniato dal premio nobel per l'economia Herbert Simon nel 1971 che descrisse il nuovo mondo del media dicendo "Nell'era moderna un eccesso di informazioni creerà povertà di attenzione". Ad oggi, ad esempio sui social media, siamo ormai immersi in una quantità esorbitante di stimoli di vario genere che tentano in ogni secondo di attrarci, la maggior parte delle volte per venderci qualcosa. Infatti, ad oggi, la battaglia per la vendita si gioca proprio sul web, attraverso cui una schiera di esperti del settore, assistiti da cookies e algoritmi, sono pronti a studiare a fondo le nostre preferenze e le nostre abitudini per proporci annunci e stimoli che possano più probabilmente essere di nostro interesse e che per questo ci porterebbero più facilmente all'acquisto.

Ma facciamo un passo indietro. Prima dell'avvento della televisione, le possibilità di svago erano molte meno di oggi e soprattutto molto diverse. Passatempi come la lettura o l'osservazione della natura erano alcune delle poche possibilità per distogliersi dai propri impegni. Questo tipo di svaghi tendono a "vincolare" il soggetto a mantenere il focus attentivo per molto tempo su un singolo elemento o stimolo, come le righe del libro o un ramo di un albero fuori casa. Inevitabilmente, interessi come questo portavano ad una più allenata capacità di mantenere l'attenzione a lungo, abilità molto utile, spendibile poi anche nello studio, nel lavoro e nelle relazioni interpersonali.


Ad un certo punto è arrivata la televisione ed è cambiato tutto. Questo strumento rettangolare ci ha portati sempre di più verso un intrattenimento passivo, subito dai soggetti, che non hanno quindi più avuto la necessità di orientare attivamente e lucidamente la propria attenzione sullo stimolo.


Inoltre, la televisione, specialmente se con una risoluzione bassa, costringe l'individuo ad una messa a fuoco che, semplificando, trapassa l'oggetto e che oltre a provocare eventuali danni agli occhi, lo ipnotizza, portandolo verso uno stato quasi di trance ipnotica, in cui egli probabilmente comincerà a pensare ad altro, diminuendo l'attenzione dedicata al programma televisivo. Se ci pensate quante volte avrete sentito dire che qualcuno usa la televisione per "fargli compagnia"? Nel mio caso, moltissime. Quale modo migliore per allenare una modalità attentiva distratta!?

Ad oggi, nell'era dei social e dell'on demand, la gamma di scelta dell'intrattenimento è diventata infinita e questo ha generato un grande dislivello tra le possibilità di svago eterodirette e subite (video di youtube, storie di instagram, 900 canali in abbonamento tv), rispetto a quelle autodirette e praticate attivamente (lettura, giardinaggio, birdwatching, fai da te), che sono in difetto di numero e popolarità.


Non solo l'individuo è stato portato a subire passivamente e senza sforzo uno stimolo, ma gli sono state date anche infinite possibilità tra cui scegliere, per cui è diventato praticamente impossibile annoiarsi. Abituarsi alla mancanza della noia, ad essere sempre impegnati in una attività, per lo più piena di stimoli subiti passivamente, potrebbe portare l'individuo ad assuefarsi e a non sapere più come gestire efficacemente un momento in cui non ha nulla da fare, in cui dovrebbe essere lui l'agente attivo responsabile del suo tempo e dell'orientamento della sua attenzione. A quel punto sarà molto più facile farsi ipnotizzare dalle storie di instagram e dallo zapping piuttosto che trovare l'occorrente per costruire una casetta per uccelli e mettersi all'opera.



Molti di noi non sono più in grado di sostare nell'incertezza o di impegnarsi in una attività che richiede la nostra attenzione per più di qualche minuto, soprattutto se siamo abituati alla sensazione di flow provata subendo passivamente social media, serie tv e programmi televisivi. Spesso tutto ciò si traduce in una ricerca continua di stimoli che attirano la nostra attenzione e il nostro interesse ma a cui possiamo assistere anche distrattamente, perchè non hanno poi così bisogno del nostro impegno. Questa condizione è un ottimo inizio per diventare dei binge-watcher di serie tv ipnotizzati.

Possiamo dire infine che i social, non tanto diminuiscono il livello di attenzione, ma la capacità di mantenerla nel tempo (attenzione sostenuta) poichè l'obiettivo del social stesso è quello di farci rimanere più tempo possibile incollati ad esso (aumentando la viscosità) per cui si impegna in questa missione proponendoci infiniti stimoli che ci attirano. Questo potrebbe portare ad un'assuefazione e comportare una possibile influenza negativa negli altri contesti di vita, in cui non siamo più abituati ad aspettare, a prenderci del tempo, ad ascoltare. Il resto del mondo, al contrario dei social, non si impegna per darci una stimolazione continua eterodiretta, per cui non ottiene più la nostra attenzione prolungata. Non siamo più disposti a dargliela perchè ci vorrebbe uno sforzo troppo grande rispetto a quello utile per guardare un video di manicure o di gattini su Facebook.


E' molto più economico (inteso nel senso di "risparmio di energie mentali") per il nostro cervello farsi intrattenere passivamente, facendoci bombardare da milioni di stimoli e annunci pubblicitari, rispetto al trovare attivamente una passione che viene davvero dal nostro cuore e dai nostri più genuini interessi. E non ci sarebbe nulla di male, se questo non avesse un inevitabile effetto rebound sul resto della nostra vita.

di Veronica Sforzin e Walter Zarà

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