Quando lo STRESS è POSITIVO? Conosciamo l'EUSTRESS

La maggior parte delle volte in cui qualcuno nomina la parola stress si sta riferendo a qualcosa di negativo, nocivo, di cui vorremmo liberarci perché sta ostacolando il normale e sereno corso della nostra vita. In realtà in psicologia il termine "stress" è generico e non è per forza riferito a qualcosa di male.

Ragioniamo prima di tutto sull'origine. Deriva dal latino "strictus" che significa "serrato", "compresso". In termini fisici si riferisce alla tensione e alla deformazione che si incontra ogni volta che una forza incontra una resistenza.

Tornando alla psicologia, è stato definito da Seyle come

"la risposta non specifica dell'organismo ad ogni richiesta effettuata da esso".

Come possiamo notare questa spiegazione è piuttosto neutra e non si riferisce per forza a qualcosa di negativo. Infatti, lo stesso Seyle ha differenziato solo in un secondo momento lo stress in due diverse tipologie: il distress e l'eustress. Il primo fa riferimento ad una fonte stressogena percepita come minacciosa, che può portare ad effetti negativi come scompensi emotivi e fisici, nel secondo la fonte di stress viene percepita come una "sfida" e si manifesta con stimolazioni dell'ambiente costruttive.


Ci concentreremo qui più che altro sul concetto di eustress, di cui non si parla spesso, ma che può essere una vera risorsa per la nostra vita. Anche le fonti di eustress, come quelle di distress, perturbano la nostra mente e il nostro corpo. Il punto focale, però, sta nel fatto che l'eustress ci fornisce una possibilità di crescita, di adattamento e di miglioramento personale.

Sia il distress sia l'eustress sono stati di attivazione mentale e fisica. La differenza sta nel fatto che, mentre il primo porta ad un logorio, l'eustress è una vera e propria energia positiva che ci permette di arrivare più facilmente ad un obiettivo che ci siamo prefissati.


Per essere più precisi vediamo ora alcuni esempi di situazioni cariche di eustress. Per esempio possiamo pensare a delle situazioni nuove, talvolta inaspettate, ma che non si riferiscono a qualcosa di negativo o non desiderato, come la nascita di un figlio, il cambio di lavoro, ma anche una sfida più modesta come l'imminenza di un esame universitario

Per incanalare correttamente le energie derivate dall'eustress è importate possedere delle efficaci strategie di coping, ovvero uno o più modi per poter affrontare le situazioni con successo e adattarsi all'ambiente. Se non si possiedono strategie di coping adatte è possibile che la situazione potenzialmente carica di eustress tramuti questa energia in distress, poiché non si possiedono risorse sufficienti e necessarie per affrontarla e gestirla, per questo è molto probabile venirne sopraffatti.


Per esempio, pensiamo ad un esame universitario. Molti di voi avranno sperimentato ansia e stress in vista della prova d'esame e molto spesso questo stato si è rivelato troppo forte e destabilizzante e ha compromesso o ha rischiato di compromettere la vostra performance. Questa condizione porta a impiegare troppe risorse cognitive nel gestire lo stato ansioso eccessivo e ne restano troppo poche per portare a termine lo studio e giungere all'obiettivo


Ci sono invece dei momenti particolari, che alcuni di voi possono aver provato, durante i quali l'ansia ha permesso di darvi la giusta spinta per orientare il focus al meglio e massimizzare il vostro apprendimento. A differenza dell'ansia destabilizzante, che porta a sentirsi sopraffatti dallo studio, il secondo tipo di ansia si può sperimentare principalmente quando si ha una chiara percezione di quali sono gli step necessari per colmare la propria impreparazione, facendo diventare la condizione di tensione da potenzialmente negativa a positiva, rendendo chiaro e raggiungibile l'obiettivo.

Se vi è capitata una situazione del genere, ciò che avete provato aveva proprio a che fare con l'eustress, eravate pervasi da una buona energia che vi ha permesso di utilizzare al meglio le vostre risorse e arrivare all'obiettivo.

Gli sportivi professionisti, per esempio, sfruttano spesso questa condizione, che permette loro di trasformare un momento di forte tensione, in cui si trovano davanti agli avversari e solitamente anche ad un pubblico molto numeroso, in energia che utilizzano per orientare il focus sulle azioni da compiere per rendere migliore possibile la loro performance in campo.


Anche la motivazione è legata al concetto di eustress, infatti, un buon grado di motivazione a raggiungere lo scopo insieme a delle buone strategie di coping ci permettono molto più facilmente di sfruttare quel momento di stress in modo positivo, quindi tramutandolo in eustress. Questo ci consente di attivare la nostra mente e il nostro corpo e di essere carichi e pronti all'azione.


A questo punto ci potremmo chiedere: come è possibile sperimentare e mantenere l'eustress?

Per esempio imparando ad uscire gradualmente dalla propria zona di comfort, sfidandoci un po' ogni giorno, in modo da allenare la nostra capacità di fronteggiare i diversi stimoli dell'ambiente, da quelli più conosciuti, fino a quelli più inaspettati e nuovi. Questo ci aiuta anche a non rimanere invischiati in una routine, che può diventare noiosa, e ci prepara ad aspettarci in futuro delle potenziali situazioni nuove da affrontare.


E' inoltre importante diventare consapevoli dei propri processi di pensiero, per esempio capendo come siamo soliti attribuire le cause alle diverse situazioni che ci troviamo ad affrontare ogni giorno. Se consideriamo l'impegno come motivazione principale del nostro successo avremo maggiore possibilità di controllo sulle nostre azioni e sui nostri risultati, poiché sapremmo che se sfruttiamo le nostre potenzialità lavorando nel modo giusto e impegnandoci possiamo ottenere risultati più favorevoli.


I più audaci possono anche provare a "compromettersi", ovvero a fissare degli obiettivi e a comunicarli ad altre persone. In questo modo la volontà di riuscire non solo partirà da un nostro obiettivo, ma nascerà anche dal desiderio di non deludere le aspettative degli altri.


Un altro importante elemento da non sottovalutare è la consapevolezza dei propri stati fisici ed emotivi. Riconoscere le fasi di allarme, le emozioni e le sensazioni che proviamo ci permette di essere maggiormente padroni di noi stessi e di controllare come agiamo all'interno dello specifico contesto. Allenare le capacità introspettive e l'intelligenza emotiva favorisce la possibilità di prendere in mano la situazione; ci permette di analizzarla più efficacemente e di gestire i nostri stati d'ansia. In questo modo avremo maggiore tempo e spazio mentale per pianificare nuove strategie di azione e reazione e di conseguenza maggiore possibilità di riuscita.


L'eustress quindi ci può dare la possibilità di superare noi stessi e talvolta di diventare più produttivi, sfruttando la fase di allarme (stato corporeo solitamente caratterizzato da tensione), senza finire nell'esaurimento delle energie, caratteristico del distress. Pensando ad una chitarra, ciò che si cerca solitamente di fare per renderla più performante possibile è evitare di tendere troppo le corde, poiché si rischierebbe di spezzarle, ma allo stesso tempo controllare che non siano troppo lasse, perché in questo modo lo strumento non potrebbe suonare.


In sostanza, il segreto per sfruttare l'eustress è comprendere quale situazione o pensiero ci permette di trovare l'equilibrio giusto che ci serve per essere pronti all'azione e per rendere massimo il risultato, senza logorarci.

di Veronica Sforzin e Walter Zarà

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