IL RUOLO DEL "NO": crescere bambini responsabili e autonomi.


Fino a dopo la metà del '900 venivano generati molti più figli, che rappresentavano una grande risorsa per la famiglia, ovvero una forza lavoro e una discendenza. Il sistema educativo era principalmente patriarcale, il figlio non riceveva troppe attenzioni e gli veniva chiesto di onorare la famiglia. Il padre comandava e puniva, impartiva i compiti in modo autoritario e non veniva discusso. Non si dava ancora tanta importanza alla dimensione affettiva, di cura e attenzione verso il bambino, tant'è vero che molto spesso questi iniziavano a lavorare molto presto, ad un età che ad oggi sarebbe impensabile immaginare. E' un po' come se i bambini non godessero di tutti i diritti di cui godono oggi, di fatto possiamo dire che venissero considerati già da molto piccoli un po' come degli "adulti in miniatura". Ad un certo punto della storia tutto è cambiato, si è passati da nessun diritto a pieni diritti con la "Dichiarazione dei diritti del fanciullo" (23/2/1923), ed è nata una dimensione di tutela affettiva nei confronti del bambino.

Da quel momento in poi e via via sempre di più fino al giorno d'oggi il sistema famigliare patriarcale (rispetto all'educazione dei figli) ha lasciato il passo ad un sistema matriarcale. In più, le famiglie hanno cominciato a fare sempre meno figli. Quei pochi, o quell'unico figlio, sono ormai ad oggi spesso una scelta molto ragionata della vita di una coppia, a volte passano anni prima di decidersi a metterne al mondo uno, e una volta nato, diventa la ragione e lo scopo della propria esistenza, finisce al centro della propria attenzione ogni giorno, viene accudito, coccolato e sempre più assecondato.


In una dimensione come questa diventa sempre più difficile esercitare il ruolo di genitore che impartisce delle regole e pronunciare quei "no" talvolta tanto spaventosi, che priverebbero il figlio di alcune cose. Sembrerebbe che il bambino abbia preso le redini della famiglia, che sia lui il capo che esercita un potere sui genitori.

Perché accade questo? Perché spesso la famiglia viene intesa come un luogo esclusivamente affettivo, in cui c'è bisogno di sperimentare benessere e gioia in ogni momento. Non che ciò non sia vero, ma spesso questi elementi vengono esagerati, fino a provare timore di dire quella parola: il "no", simbolo di privazione e limite, per paura di scatenare conflitti, reazioni negative del figlio, tristezza, insoddisfazione. Si ha paura di ferirli, di compromettere il clima familiare e la relazione, di distruggere in qualche modo il legame che si è creato con i propri bambini. Per questo si decide molte volte di preservarli essendo accondiscendenti su tutto e accontentandoli quindi per vederli sorridere in ogni momento. Dietro questo potrebbe celarsi anche un timore di non essere all'altezza come genitore, un'insicurezza che porta le persone di fatto a non mettersi in gioco, per paura di fallire e di non avere più una via d'uscita o di ritorno.


Se ci pensiamo è veramente strano come sia avvenuto un cambiamento radicale nel modo di vedere i bambini, da potenziale economico, quasi sottomesso e senza possibilità di parola a coloro che spesso hanno in pugno i genitori e ottengono tutto ciò che vogliono. E' poi vero che stiamo estremizzando, non è per niente detto che sia esattamente così per tutti i bambini e in tutte le famiglie. Ma vediamo ora insieme quali problemi potrebbero seguire la situazione appena descritta.

Il "no" ha un ruolo molto importante e cruciale nella vita del bambino in quanto prima di tutto rappresenta un divieto utile alla sopravvivenza. Quando il bambino è molto piccolo non è in grado di comprendere quali sono i pericoli del mondo, per cui ha assolutamente bisogno di qualcuno che ponga i divieti al posto suo per farlo sopravvivere e per non farsi del male. Ciò che però ci teniamo a sottolineare è il concetto di "no" come limite. Senza un limite il bambino non sarà in grado di valutare correttamente le cose che possiede e ottiene, non sarà in grado di comprendere che per ottenere dei giochi servono dei soldi e che per produrli ci va lavoro, tempo e fatica che un giorno toccherà fare anche a lui.


Anche se parrebbe che i "" abbiamo molto più potere e ascendente sui bambini rispetto ai "no" in realtà non è così, poiché è proprio grazie al "no" che il bambino sperimenta le prime frustrazioni, e con queste impara ad attendere e a gioire del momento attesoSe il bambino ottiene sempre ciò che vuole sarà difficile per lui dare importanza alle cose, acquisire quel senso di mancanza che rende un oggetto o un momento particolare e importante per lui, di conseguenza non sarà in grado di apprezzare e tollerare l'attesa prima dell'ottenimento, anch'essa elemento che permette di dare valore all'obiettivo.


Ciò che capirà è che lui può avere tutto con facilità, che appena apre bocca il mondo risponde alle sue richieste come se fosse un piccolo principino e che non serve attendere. Pensiamo un attimo: quanto valore può essere attribuito dal bambino ad ogni cosa che ottiene se dopo un minuto ne ottiene un'altra e un'altra ancora, in un'abbondanza senza fine? Attenzione, perché non parliamo solo di cose materiali e giocattoli ma di ogni richiesta assecondata, di qualsiasi genere sia, senza considerare le vere necessità di sopravvivenza.

Questo modo di fare impedisce al bambino di apprendere il concetto di limite e quindi di imparare ad autoregolarsi in autonomia, requisito fondamentale per vivere nel mondo un giorno, poiché non ci saranno sempre i genitori ad assecondare le proprie richieste. Questo può essere anche molto grave in quanto il mondo là fuori non è un genitore che dice sempre "sì", non è tutto dovuto e molto spesso non è neanche facile ottenerlo.

Non imparare a sentirsi dire di "no" potrebbe significare non essere in grado di dire di "no" a sé stessi un giorno, di porsi un limite. Questo potrebbe rendere questi bambini adulti troppo indulgenti, che non sono in grado di portare a termine un progetto a loro caro, una dieta, una promessa fatta a loro stessi.

Imparare a vivere nel mondo significa comprendere in anticipo anche queste cose, per evitare di spezzare l'incantesimo della propria illusione troppo tardi nella vita e rimanere così indifesi nella società. A questo punto sarà molto più difficile recuperare il tempo perso, perché ormai si è adulti a cui viene chiesto di badare a sé stessi.

E' per questo che invitiamo tutti voi a riflettere sul potere e sull'importanza di questa parolina speciale. Attraverso di essa, ancor meglio se seguita da una spiegazione riguardo le motivazioni, il bambino imparerà che non si può avere tutto e di conseguenza comincerà a decidere ciò che desidera più ardentemente, capirà che deve meritarselo e quindi che ci va una sorta di "lavoro" prima di avere ciò che si vuole.

Comincerà a smettere di fare i capricci per ottenere cose superflue, perché, sapendo che non gli verrà assecondata ogni richiesta, rifletterà bene su ciò che vuole e sceglierà solo ciò a cui è particolarmente affezionato, tralasciando le cose inutili o superflue.

Questo lo aiuterà a saper gestire le spese quando sarà adulto, a evitare di sprecare tempo e denaro dietro a cose futili e anche di crescere come una persona scontenta perennemente perché non può ottenere tutto ciò che vuole dal mondo.

Il genitore funge da modello educativo, deve dare l'esempio e rappresenta la guida del bambino all'essere adulto un domani  e a saper vivere nel mondo. Dovrebbe mostrare prima di tutto coerenza nei comportamenti e nelle parole, ma soprattutto dovrebbe essere risoluto e mantenere le promesse, sia quelle in positivo sia quelle in negativo, per non perdere mai fiducia e credibilità agli occhi del figlio. Un genitore di cui non si può avere fiducia perché non rispetta i patti e ciò che dice, non riuscirà mai completamente ad avere ascendente e a farsi ascoltare dal figlio.


Sappiamo che tutto ciò è difficile, soprattutto perché se si comincia ad un certo punto a cambiare atteggiamento si va inevitabilmente incontro ai pianti e ai capricci dei bambini, che sono proprio quelli che spesso portano i genitori ad arrendersi e a concedere quanto chiesto per far cessare le grida. Tuttavia per ottenere risultati non bisogna demordere e perdersi d'animo. Il compito di genitore nel mondo di oggi è indubbiamente difficile, poiché il modo di vivere è cambiato e i meccanismi sociali sono diventati più complessi. In ogni caso sappiamo che tutti i genitori che ci stanno leggendo vogliono solo il bene del proprio figlio, ed è infatti per questo che abbiamo tentato di approfondire un argomento che ci pare molto importante e che può cambiare davvero il futuro di molti bambini.

di Veronica Sforzin e Walter Zarà


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