La DOMANDA: Chiave dell'apprendimento. Tra MAIEUTICA e METACOGNIZIONE

Quanto potere può essere potente una domanda? Sembra qualcosa di banale ma in realtà spesso è la chiave per l'apprendimento. Troppe volte insegnanti, genitori, tutor e chiunque si occupa di seguire bambini e ragazzi nei compiti e nello studio finiscono per favorire un apprendimento passivo, basato sulla lezione frontale e sul fornire informazioni, nozioni, soluzioni, che devono essere apprese dai ragazzi. Questo metodo non prende in considerazione la motivazione degli studenti, la loro capacità di concentrarsi, né tantomeno i modi in cui è più naturale apprendere, come l'imitazione e l'esperienza. Per questo motivo, la lezione frontale, piena di nozioni e di affermazioni dell'insegnante, finisce per generare molto spesso classi di studenti demotivati.

E se invece si mirasse di più al ragionamento dello studente e al potenziamento delle sue risorse interne per stimolare l'apprendimento, la curiosità, l'interesse?

Personalmente crediamo che stimolare il pensiero attivo dei ragazzi sia molto più proficuo, poiché permette di attivare una serie di processi mentali molto importanti per l'apprendimento: si tratta dei processi metacognitivi.

Si parla di metacognizione come della consapevolezza e del controllo che ogni individuo ha sui propri stati interni e sulle proprie funzioni cognitive (memoria, comprensione, attenzione, problem solving): "la cognizione della cognizione". Il professor Cesare Cornoldi la definisce come

"l’insieme delle attività psichiche che presiedono al funzionamento cognitivo, e più specificatamente la conoscenza metacognitiva (le idee che un individuo possiede sul proprio funzionamento mentale e che includono le impressioni, le intuizioni, le autopercezioni) e i processi metacognitivi di controllo (tutte le attività cognitive che presiedono a qualsiasi funzionamento cognitivo e che includono la previsione, la valutazione, la pianificazione, il monitoraggio)"

Quando si mettono in atto questi processi il focus non è tanto su cosa l'alunno apprende ma su come apprende e su quanto è in grado di attuare una riflessione su ciò che sta svolgendo.


A proposito di domande e riflessioni attive, il dottor Daniele Novara parla di "Metodo Maieutico", ispirandosi all'arte di Socrate. Il termine "maieutica" significa "ostetrica, levatrice", ovvero colei che "tira fuori" il neonato dal grembo materno, così come bisognerebbe tirare fuori la conoscenza dalle giovani menti (che è anche il significato di educare, da ex-ducere, ovvero tirare fuori), a partire dalla loro partecipazione. Questo pedagogista ritiene che le lezioni frontali siano pressoché impossibili da seguire, perché basate su un modello di insegnamento spesso poco applicabile, secondo cui si crede che leggere un testo, spiegarlo e poi chiedere di conoscerlo e ripeterlo agli studenti sia il metodo più efficace per apprendere. Se ci riflettiamo si tratta di un assetto poco attivo e interattivo, che vede l'insegnante come detentore dei contenuti e percepisce l'allievo come una spugna passiva che ha il compito di assorbire ciò che il docente dice. La sua proposta al contrario è quella di rendere gli alunni attivi e partecipi, proprio come faceva Socrate nell'antica Grecia: favorendo il lavoro di gruppo e la cooperazione.

L'insegnante funge da coordinatore e regista che regola il lavoro dei suoi allievi e li conduce attraverso le domande verso l'apprendimento, tirando fuori da loro le risposte e le riflessioni.

E' in questo modo che l'allievo potrà acquisire autonomia di pensiero e di azione, e non solo in campo scolastico o di apprendimento. Per fare questo Novara propone 4 fasi:

  1. proporre problemi e domande
  2. costruire esperienze
  3. attivare riconnessioni e scoperte
  4. pratica ed esercizio (che garantiscono l'apprendimento a lungo termine)

Ed è proprio con le domande che si stimolano le riflessioni e le capacità metacognitive, studiate e note per essere una grande risorsa per l'apprendimento. Grazie a esse i ragazzi possono imparare non solo l'argomento ma "imparare ad imparare", abilità che li può rendere autonomi nello studio e nella vita. Alcune delle conoscenze metacognitive più utili sono conoscere i diversi tipi di lettura di un testo, sapere da dove partire per risolvere un problema, capire quali sono i momenti migliori della giornata per studiare e come organizzarsi i compiti.

Lo studente in questo modo non avrà solo un bagaglio nozionistico ma padroneggerà una serie di abilità che gli faranno da guida per lo studio di tutti gli argomenti, oltre a sviluppare un maggiore controllo sul funzionamento della sua mente, della sua memoria, delle sue emozioni, delle sue convinzioni e della sua motivazione.

Questo genere di consapevolezza permette ai ragazzi di ottenere un maggiore controllo sul loro apprendimento, oltre a renderli più autonomi nelle scelte che compiono.

Anche nel momento dell'errore crediamo che la domanda sia la strada migliore, la riflessione, il ragionamento su ciò che si è sbagliato, poiché in questo modo si potrà dare la possibilità all'alunno di correggersi, di ricercare un'alternativa, di prendere parte al processo di apprendimento in maniera attiva.

La correzione che viene data fornendo semplicemente la risposta giusta è sicuramente più veloce, ma non garantisce che l'allievo abbia interiorizzato il processo e abbia compreso lo sbaglio. Solo dopo una riflessione generata da domande si potrà dar spazio ad una nuova spiegazione, che includa la soluzione, ma mai senza lasciare al ragazzo il tempo per ragionare e arrivarci da solo. Il focus sull'errore, accompagnato dall'attivazione delle risorse per correggerlo, permetterà di fissare in memoria che si trattava di uno sbaglio e questo genererà un ricordo più solido della procedura esatta (da qui il detto "sbagliando si impara").

La maieutica si propone proprio questo, che sia la domanda piuttosto che la risposta ad essere presa come strumento principe per l'insegnamento. La domanda va valorizzata, sia dal docente sia dall'allievo, solo così sarà possibile renderla una risorsa per generare esperienze di apprendimento efficaci.

di Veronica Sforzin e Walter Zarà

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