SOLITUDINE: Quando è positiva? Perché ad alcuni fa tanta paura?
Aristotele affermò
"l'uomo è un animale sociale".
L'essere umano infatti è stato dimostrato essere molto legato al gruppo; la socialità fa parte della sua natura e ha un ruolo adattivo per la sopravvivenza. Al contrario molto spesso si è parlato di solitudine come qualcosa di negativo da allontanare. Ma è sempre così? Winnicott e Fromm sostenevano che essere capaci di stare da soli fosse alla base della definizione dell'identità di ognuno di noi. Ed è proprio grazie alle capacità del caregiver della nostra infanzia (solitamente la madre) che si può raggiungere questa capacità, in quanto la madre, attraverso il suo comportamento, permette al bambino di raggiungere un equilibrio tra i momenti di vicinanza e quelli di lontananza [1,2].
In alcuni casi i momenti che dedichiamo a noi stessi da soli contribuiscono al nostro benessere.
Per esempio la solitudine ci permette di coltivare degli hobby, di dedicarci alla cura di noi stessi, di avere un momento di intimità e tranquillità con i nostri pensieri, di recuperare le energie dopo una giornata impegnativa. Inoltre, può permettere di sviluppare la nostra creatività e curiosità.Come vi trovate da soli con voi stessi? Preferite passare tutto il tempo possibile con i vostri cari o con i vostri amici o avete bisogno anche di attimi di relax e tranquillità in solitudine? Ognuno di noi ha le sue preferenze, le sue inclinazioni e le sue abitudini. Alcuni sono più da giornate e serate in mezzo alla gente, altri dosano diversamente la socialità e si concedono maggiori momenti in solitudine.
Ma quando la solitudine diventa un problema? Molte persone, non solo preferiscono essere in compagnia per la maggior parte del tempo della loro vita, ma non riescono proprio a stare da soli, la solitudine in questi casi diviene qualcosa da evitare assolutamente, una situazione in cui non si è in grado di sostare. Come mai questa condizione spaventa così tanto?Uno dei motivi potrebbe essere la noia. Rimanere da soli e senza nulla da fare potrebbe portarci ad annoiarci e a percepire i minuti che passano come ore insostenibili. Alcune persone potrebbero non riuscire a trovare passatempi abbastanza allettanti da svolgere in solitudine, come leggere un libro o dipingere, o informarsi riguardo temi di attualità.
Potrebbero essere poco avvezzi ad attività come queste, al contrario preferire passare il tempo impegnati in conversazioni con amici, in sport di squadra, lontano da casa, in mezzo alla gente. In questo caso la solitudine diventa sinonimo di noia, di incapacità di rimanere in uno stato di indecisione, di incertezza, in cui la mente diventa quasi come un foglio bianco su cui scrivere nuovi passatempi che ci siamo inventati. Queste persone potrebbero essere poco capaci di tollerare l'attesa e dare poco spazio alla creatività, avendo poca fiducia nelle proprie capacità. La noia che sopraggiunge può diventare insopportabile e portare a ricercare anche in modo spasmodico il proprio svago altrove.Altra questione si verifica quando la solitudine spaventa perché è un momento in cui si è costretti a fare i conti con sé stessi e con i propri pensieri. In questo caso potrebbero esserci delle questioni che non siamo pronti ad affrontare e lo stare da soli ci metterebbe inevitabilmente faccia a faccia con noi stessi.
I problemi, le situazioni irrisolte, le domande esistenziali, se non si è pronti per fronteggiarle, possono generare molto dolore ed esperienze di emozioni negative che non si è in grado di gestire.Momenti come questi potrebbero portare ad una ruminazione mentale molto perniciosa, generare sensazioni di ansia per l'incapacità di trovare delle soluzioni ai problemi, oppure sensi di colpa per avvenimenti passati non superati o per errori commessi. Se perpetrata nel tempo, una ruminazione di pensieri tale può essere dannosa, generare stati d'animo eccessivamente negativi, condurre il soggetto in un tunnel di pensieri problematici da cui non riesce a distaccarsi o con cui non riesce a fare i conti.
Se questa condizione diventa insostenibile potrebbe essere una soluzione provare a parlarne con un professionista, che può aiutarci a riflettere su noi stessi e insegnarci a gestire meglio le nostre emozioni, specialmente quelle negative.Questi che abbiamo citato sopra sono alcuni degli aspetti che possono portare le persone a fuggire dalla solitudine e a preferire la compagnia, a ricercare gli altri e a non concedersi dei momenti di tranquillità solo per sé.
Alcuni soggetti potrebbero ricercare delle strategie inefficaci per far fronte all'incapacità di stare da soli. Quali possono essere alcune delle reazioni che notiamo più spesso nella società odierna?
Per esempio alcune persone interpretano questo bisogno di compagnia dal punto di vista sentimentale. Quante volte avrete sentito pronunciare la frase "Non sa stare da solo/a" riferita a qualcuno che non si concedeva nessun momento da single tra una storia amorosa e l'altra? Questo è uno dei modi con cui le persone interpretano la solitudine, come qualcosa in cui non si riesce a sostare, per cui ricercano continuamente e per forza un partner che le/li sostenga nei momenti di difficoltà, e finiscono per adattarsi a lui/lei e ad una relazione sentimentale anche se non adatti alle loro inclinazioni.
La relazione diventa esclusivamente la ricerca di un porto sicuro e si finisce per dare meno importanza a ciò che si desidera trovare nel partner e al tipo di risonanza emotiva che è in linea con la propria personalità.Una situazione simile può verificarsi anche dal punto di vista amicale. Spingersi a frequentare più persone possibili e partecipare continuamente a moltissimi eventi mondani, come fossero dei riti, potrebbe essere dovuto proprio alla paura della solitudine. Tuttavia molte di queste amicizie non si possono considerare tali, si tratta spesso di rapporti superficiali, portati avanti per inerzia, solamente per sopperire alla necessità di rimanere in compagnia di qualcuno e non rischiare di essere divorati dai pensieri stando a casa da soli. E' un modo per sentirsi continuamente connessi ma se poi ci pensiamo bene capiremo che sono frequentazioni poco arricchenti e talvolta inadeguate per la nostra persona, anche dannose, poiché potrebbero portarci a doverci adeguare troppo per non perdere l'altra persona.
Essere in grado di concedersi dei momenti di solitudine è un indicatore di maturità mentale, di completezza ed equilibrio. Molto probabilmente le persone che sono anche in grado di restare un po' da sole saranno anche quelle che scelgono relazioni e amicizie più sane, sapendo valutare correttamente cosa è meglio per loro e quali persone scegliere come amici. Le persone che ci stanno accanto dovrebbero auspicabilmente renderci migliori e arricchirci e non essere qualcosa di cui non possiamo assolutamente fare a meno, situazione che spesso si tramuta in una dipendenza.
La mondanità a volte prosciuga troppo le nostre energie, è per questo che concedersi dei momenti di solitudine ci permette di ricaricarci, riposarci, concentrarci sui nostri bisogni. Ci permette di sviluppare consapevolezza del nostro corpo e della nostra mente.
Per ottenere una vera vita completa dovremmo provare a concederci più momenti di questo tipo, tempo di qualità, anche per disintossicarci da un mondo in cui per un motivo o per l'altro stare da soli è diventato pressoché impossibile. Basta pensare all'uso intensivo di pc e smartphone, che ci portano ad essere con qualcuno anche quando siamo fisicamente lontani.di Veronica Sforzin e Walter Zarà
Bibliografia
[1] Fromm. E, (1956). L'arte di amare. Mondadori
[2] Winnicott. D. (1965). Sviluppo affettivo e ambiente. Armando Editore.









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