STUDENTI DEMOTIVATI: come potrebbe migliorare la scuola di oggi?

Che rapporto hanno i ragazzi di oggi con la scuola? Ci vanno volentieri? Ne sono felici? Oppure si sentono spaesati e non sanno bene dove li sta conducendo? La percezione che si ha è proprio quest'ultima: molti di loro sono poco motivati e sempre più inappetenti, senza chiara direzione di vita, molto poco stimolati dalle materie e da alcuni professori. Inoltre potrebbero sentirsi poco valorizzati come individui, poiché spesso non vengono riconosciute le loro peculiarità.

Perché accade questo?

Probabilmente perché il sistema scolastico non sente sufficientemente la responsabilità di prendersi cura dei propri allievi. Le lezioni sono spesso molto nozionistiche e vengono vissute dai ragazzi in modo passivo, per questo è molto facile che sopraggiunga la noia.

Purtroppo molto spesso gli insegnanti non riescono ad avere molta iniziativa perché sono incalzati dall'istituto e dal ministero ad attenersi e a concludere i programmi standard ministeriali, per cui finiscono per andare di corsa, accumulando dati, fatti, capitoli da studiare in poco tempo. A causa dell'ampiezza dei programmi spesso in alcune materie non si arriva a studiare gli argomenti più vicini a noi cronologicamente, che potrebbero invece essere maggiormente legati agli avvenimenti e alle caratteristiche del mondo di oggi (ad esempio a livello storico e politico). Per esempio in storia, per quanto sia interessante e importante sapere della vita dei Sumeri, è sicuramente più facile trovare delle connessioni causali con il periodo corrente se si studia in modo approfondito la storia della fine del '900.

La scuola dovrebbe concentrarsi di più sulla formazione del singolo ragazzo, per renderlo un adulto che conosce il mondo in cui vive, che è in grado di valutare in modo razionale e corretto le cause e le conseguenze dei suoi comportamenti, che sa prendere decisioni in modo autonomo e che sa gestire la complessità dell'ambiente in cui vive.

Al contrario vengono privilegiati dati, nozioni, lezioni frontali e i ragazzi vengono spesso poco coinvolti. Inoltre, si dà sempre molta importanza ai voti, alle valutazioni, necessarie per ottenere un risultato finale sulla pagella.

La corsa alle valutazioni è un avvenimento spesso molto conosciuto dagli studenti, che si trovano sommersi da verifiche e interrogazioni durante il mese finale di ogni anno scolastico. Come può essere messa in luce la loro peculiarità di essere umano, come può così essere stimolato il loro ragionamento, il loro interesse e il loro pensiero critico, se si è concentrati sulla valorizzazione della performance piuttosto che sull'espressione dell'essenza di ognuno di loro? E' chiaro che così si ottiene sempre meno motivazione.

Non ce l'abbiamo con gli insegnanti, non con tutti per lo meno, alcuni di certo hanno metodi più flessibili e dinamici e utilizzano la pedagogia a favore dei loro studenti. Il problema forse sta più in alto; nonostante questo gli insegnanti, seppur in difficoltà, possono fare qualcosa, provare per esempio a prendersi più cura dei loro studenti proponendo attività interessanti, facendoli riflettere sulla funzione della scuola, partendo da qualche loro interesse per introdurre gli argomenti.

Tornando alla scarsa motivazione e all'eccessivo nozionismo, il risultato è che alla fine delle scuole superiori molti ragazzi si trovano a dover prendere delle decisioni in un mondo che non conoscono poi così bene e si trovano spaesati dalle scarse possibilità lavorative, senza conoscere eventuali strade alternative.

Si pensa che con l'università andrà meglio e sarà tutto più chiaro davanti a loro, ma la verità è che spesso anche parte dei programmi universitari è troppo teorico, la pratica è demandata a tirocini e formazioni extra dopo la laurea e per cui quei 3 o 5 anni di formazione accademica rischiano di diventare un parcheggio, soprattutto se poi ci si accorge dopo gli studi di non essere poi così convinti di ciò che si è fatto e ci si ritrova di nuovo senza obiettivi. La mal stimolazione e il poco orientamento nelle scelte che vengono forniti ai ragazzi di oggi rischia di trasformare una buona parte di essi in disoccupati disorientati. 

Cosa potrebbe migliorare la situazione?

La scuola, specialmente la superiore, potrebbe focalizzarsi di più sull'insegnamento di abilità trasferibili e spendibili in tutti gli ambiti della vita, come le soft skills, la capacità di studio dei testi efficace e flessibile, l'abilità di interpolazione delle fonti, come riconoscere le proprie predisposizioni per valorizzarle. Insomma insegnare più struttura, piuttosto che contenuti.


A partire da ciò ci sentiamo di affermare che la scuola dovrebbe promuovere consapevolezza di sé stessi, dei propri comportamenti e del funzionamento dell'ambiente in cui si vive, per rendere i ragazzi capaci di valutare le situazioni e prendere le decisioni.

Inoltre potrebbe aiutare a capire come porsi degli obiettivi a seconda delle proprie predisposizioni, per rendere i ragazzi attivi e padroni del loro destino durante la loro vita.


Infine, dovrebbe stimolare di più il pensiero critico; lasciare la parola ai ragazzi per discussioni e riflessioni è un modo importante per stimolare il loro ragionamento e formarsi delle idee proprie su certi argomenti, specialmente di attualità. Anche se sempre più docenti se ne occupano, spesso la necessità di attenersi al programma e di valutare tramite verifiche e interrogazioni sovrasta la possibilità di mettere in campo attività di questo genere.


Per concludere, ciò che noi riteniamo essere da migliorare è la cura e l'attenzione al singolo, la comprensione delle sue necessità, la capacità di stimolare i ragazzi in modo sufficiente e adeguato, specialmente in questo periodo di didattica a distanza, in cui è ancora più difficile per loro concentrarsi e interessarsi alle materie scolastiche davanti ad uno schermo.

Le solite lezioni che venivano fatte in aula paiono non così adattabili a questa modalità, che anzi favorisce la mancanza di attenzione e la voglia di scappare in un'altra stanza a fare altro.

di Veronica Sforzin e Walter Zarà

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