Di tutta l’erba un fascio: le GENERALIZZAZIONI


Un fisico, un ingegnere e un matematico se ne vanno in treno per la Scozia, quando dal finestrino scorgono una pecora nera.
"Ah!", dice il fisico, "vedo che in Scozia le pecore sono tutte nere!"
"Hmmm...", replica l'ingegnere. "Possiamo solo dire che qualche pecora scozzese è nera...".
"No!", conclude il matematico,"Tutto quello che sappiamo è che esiste in Scozia almeno una pecora con uno dei due lati di colore nero!"

Cosa ci dice questa storiella? Che ogni generalizzazione solitamente è sbagliata. Spieghiamoci meglio.


Se le generalizzazioni esistono ci deve essere un motivo, ed è anche un motivo intelligente, infatti il nostro cervello non è fatto per elaborare ogni singola stimolazione che gli arriva dall’esterno, per cui tende a semplificare per fare economia di energia. Ed ecco che vedere una pecora nera diventa implicitamente asserire che tutte le pecore siano nere.


Molto spesso questo meccanismo ci aiuta a conoscere il mondo, altrimenti, ogni volta, sarebbe troppo complesso prendere in considerazione tutti i minimi aspetti di una materia. Esattamente come un computer, che sovraccaricato si surriscalda e si rallenta, anche il nostro cervello, se bombardato da informazioni, funziona peggio, per cui tende ad economizzare e a scegliere a cosa dare attenzione.



Eliminare alcune informazioni e semplificare, però, ha anche degli svantaggi, perchè non permette di tenere in conto tutti gli elementi di complessità esistenti, portando in alcuni casi a spiacevoli pregiudizi e stereotipi. Inoltre il generalizzare ha un ruolo, non solo nella descrizione della realtà esterna, ma influenza anche il nostro dialogo interno. Per esempio usare spesso parole come “sempre” e “mai” può limitare notevolmente le potenzialità della nostra mente.


Quante volte si sentono persone pronunciare frasi del tipo “Capitano SEMPRE tutte a me”, “Sbaglio SEMPRE”, “Non riesco MAI a farne una giusta”. Oltre ad essere affermazioni che sminuiscono, se ci pensate bene, sono pressocchè assurde. Pensate davvero sia possibile che in ogni secondo della propria vita una persona abbia commesso un errore? E’ possibile che, ogni volta che ha provato a fare qualunque cosa, abbia sbagliato? Cosa significa che “capitano tutte”? Cosa è “tutte”?


Se ci fermiamo a pensare capiremo che tutto ciò è praticamente impossibile e che la persona, pronunciando quella frase ha utilizzato una generalizzazione enorme, senza tenere in conto mille altri particolari.


Frasi del genere si pronunciano spesso quando si commette un errore, e fungono, in parte da “calmante” per i nostri sensi di colpa. In fondo se sbagliamo sempre, cosa ci possiamo fare? Ci deve essere qualcosa esterno a noi, che non possiamo controllare, che ci fa sbagliare. La generalizzazione porta implicitamente il nostro cervello a processare queste informazioni false.

Infatti è improbabile sbagliare sempre, e quasi sicuramente ci sono dei particolari, che non stiamo considerando, che possiamo analizzare per migliorare e per non sbagliare la prossima volta, o per lo meno per avere una probabilità minore di errore. E’ certo però che analizzare tutto questo necessita di molta più energia e molti più pensieri, per questo produrre una generalizzazione è più facile, economico e veloce, seppur limitante.
Anche se sul momento generalizzazioni di questo tipo possono calmare la nostra mente, in realtà a lungo andare la limitano, perchè la inducono a convincerci che siamo persone che sbagliano sempre e che non possono fare nulla per migliorare. Le parole che usiamo sono fondamentali (ne abbiamo parlato anche nell’articolo sull’invidia per il successo degli altri, lo trovate qui), sono captate dal nostro cervello, il quale aggiusterà il tiro in base ad esse. Se ci diciamo che non ne facciamo mai una giusta, il nostro cervello difficilmente ci convincerà ad analizzare gli errori per capire cosa è successo e migliorare la volta dopo, perchè ormai l’abbiamo convinto del contrario.

Come risolvere? Rendendoci conto di come parliamo e di cosa le nostre parole comunicano al nostro cervello. Se per esempio ci capita di dirci “Non ne faccio mai una giusta” allora possiamo fermarci un attimo a pensare se è la verità. Farsi alcune domande che approfondiscono l’affermazione può essere utile a prendere maggiore consapevolezza.


Ad esempio:

-Sono sicuro che in ogni ambito della mia vita sbaglio?
-Non riesco proprio a trovare neanche una volta in cui ho fatto bene in una situazione simile?
-Quali sono gli elementi che questa volta mi hanno fatto sbagliare? Quali dipendono da me?
-Cosa posso cambiare per non sbagliare più?

Una semplice analisi della situazione può aiutarci a pianificare una strategia per il futuro, sia per evitare di utilizzare altre generalizzazioni simili, sia per migliorarci e non sbagliare più.


Ci avevate mai pensato? Vi è mai capitato di utilizzare generalizzazioni? Ora sapete come funzionano e avete una piccola strategia da provare se vi imbattete in una di esse.

di Veronica Sforzin e Walter Zarà

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